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  • Immagine del redattoreAntonella Sportelli

Edgar Allan Poe sulle facoltà analitiche e i giochi

Aggiornamento: 17 gen


Stralci tratti dal romanzo di Edgar Allan Poe "I delitti della Rue Morgue", del 1841. Riflessioni sulle capacità mentali, analitiche in particolar modo, con riferimento ai giochi degli scacchi e della dama.


"Le facoltà mentali che definiamo analitiche sono di per sé poco

suscettibili di analisi. Le intendiamo a fondo unicamente nei loro effetti.

Di esse sappiamo, tra l'altro, che per chi le possiede in misura

straordinaria sono, sempre, fonte del più vivo godimento. Come l'uomo

forte gode della propria prestanza fisica, dilettandosi di quegli esercizi

che impegnano i suoi muscoli, così l'analista si compiace di quell'attività

mentale che risolve. Trae piacere anche dalle occupazioni più banali,

purché impegnino i suoi talenti. È appassionato di enigmi, di rebus, di

geroglifici, facendo mostra nel risolverli di un acumen che a

un'intelligenza comune appare soprannaturale. I risultati cui perviene,

dedotti dall'anima stessa, dall'essenza del metodo, hanno, in verità, tutta

l'aria dell'intuizione. La capacità di risolvere è probabilmente potenziata

dallo studio della matematica e soprattutto del ramo più nobile di essa

che impropriamente, e solo a causa delle sue operazioni a ritroso, è stato

denominato analisi, quasi lo fosse par excellence. Eppure calcolare non è

di per sé analizzare. Un giocatore di scacchi, ad esempio, calcola, senza

ricorrere all'analisi.



Il Cavallo degli Scacchi - Quadri Moderni ArtAndFashion by Sportelli
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Ne consegue che il gioco degli scacchi, per quanto concerne il suo

effetto sull'abito mentale, è completamente frainteso. Non sto scrivendo

un trattato, ma semplicemente premettendo alcune osservazioni fatte a

casaccio a una narrazione piuttosto singolare; colgo pertanto l'occasione

per sostenere che le facoltà superiori dell'intelletto riflessivo vengono

messe alla prova più decisamente e con maggiore utilità dal più modesto

gioco della dama che dall'elaborata vacuità degli scacchi. In quest'ultimo

gioco, dove i pezzi hanno movimenti diversi e bizzarri, secondo valori

vari e variabili, quanto è solo complicato passa (errore tutt'altro che

insolito) per profondo. Vi si esige un'attenzione davvero straordinaria.

Ove essa si allenti per un attimo, ne conseguirà una svista comportante

un danno o una sconfitta. Poiché le mosse possibili non sono solo

molteplici, ma anche complesse, le occasioni per simili sviste si

moltiplicano, e nove volte su dieci chi vince non è il giocatore più sottile,

ma quello capace di maggior concentrazione. A dama, al contrario, dove

le mosse sono di un unico tipo e scarse le variazioni, le probabilità di

distrazione sono minori, e poiché la mera attenzione viene impiegata

solo relativamente, i risultati ottenuti da entrambi gli avversari sono da

attribuirsi a un acumen maggiore. Ma lasciamo le astrazioni.

Immaginiamo una partita a dama dove i pezzi siano ridotti a

quattro dame, e dove, naturalmente, non sia probabile alcuna svista.

È chiaro che qui la vittoria sarà decisa (dal momento che i giocatori si

equivalgono) solo da una mossa recherchée, risultato di un poderoso

sforzo dell'intelletto. Privato delle consuete risorse, l'analista penetra

nello spirito dell'avversario, si identifica con esso, e non di rado vede

così, con una sola occhiata, l'unico metodo (talora assurdamente

semplice) con cui può indurre l'altro in errore o fargli fare, per la fretta,

un calcolo sbagliato.

Da lungo tempo il whist è apprezzato per l'influenza che esso esercita su

quella che viene definita capacità di calcolo; e si sa che uomini di

altissimo intelletto ne hanno tratto un diletto apparentemente

inspiegabile, mentre hanno disdegnato gli scacchi come gioco frivolo.

Senza dubbio non v'è tra i giochi nulla che impegni a tal punto la facoltà

di analisi. Il miglior giocatore di scacchi della cristianità sarà il miglior

giocatore di scacchi o poco più; ma l'abilità al whist implica una

probabilità di successo in tutte quelle imprese tanto più importanti in cui

una mente si trova a lottare con un'altra mente. Quando dico abilità,

intendo quella perfezione di gioco che implica la conoscenza di tutti i

mezzi da cui possa trarsi legittimo vantaggio. Tali mezzi non sono

soltanto molteplici ma multiformi, e si celano spesso in recessi del

pensiero assolutamente inaccessibili all'intelligenza normale. Osservare

attentamente significa ricordare con chiarezza; e, sotto questo aspetto,

l'attento giocatore di scacchi riuscirà benissimo nel whist; d'altra parte, le

regole di Hoyle (anch'esse basate sulla mera meccanica del gioco)

sono di facile e generale comprensione. Così avere una memoria salda e

attenersi fedelmente alle regole sono punti generalmente considerati

come il meglio, il massimo del ben giocare. Ma è nei casi che si

collocano fuori delle pure e semplici regole che si manifesta l'abilità

dell'analista. In silenzio, egli fa una quantità di osservazioni e deduzioni;

lo stesso, forse, fanno i suoi compagni di gioco; ma la differenza nella

portata delle informazioni così ottenute non consiste tanto nella validità

della deduzione quanto nella qualità dell'osservazione. Quel che è

necessario sapere è che cosa bisogna osservare. Il nostro giocatore non si

pone limiti, né, per il fatto che l'oggetto è il gioco, trascura di trarre

deduzioni da ciò che è estraneo al gioco. Scruta l'espressione del suo

compagno, confrontandola attentamente con quella di ciascuno dei suoi

avversari. Tiene d'occhio il modo in cui, a ogni mano, ciascuno dispone

le proprie carte, spesso contando gli assi e le figure grazie agli sguardi

dei giocatori che via via ne sono in possesso. Nota il mutare dei volti

man mano che il gioco procede, traendo materia di riflessione dalle

diverse espressioni: sicurezza, sorpresa, trionfo, disappunto. Dal modo di

raccogliere un'alzata, giudica se chi la prende ha la possibilità di farne

un'altra dello stesso seme o colore. Riconosce la carta giocata per

ingannare dal modo in cui viene buttata sul tavolo. Una parola casuale o

distratta; una carta caduta o scoperta accidentalmente, e il nervosismo o

la noncuranza con cui viene nascosta; il conteggio delle alzate, l'ordine con cui si succedono; l'imbarazzo, l'esitazione, l'impeto o la trepidazione,

tutto ciò consente alla sua percezione apparentemente intuitiva di trarre

indicazioni sullo stato effettivo delle cose. Una volta giocate le prime

due o tre mani, egli conosce perfettamente le carte di cui ciascun

giocatore dispone, e da quel momento è in grado di buttar giù le sue

seguendo un piano così preciso come se gli altri giocassero a carte

scoperte.

La capacità analitica non deve essere confusa con la semplice

ingegnosità; giacché mentre l'analista è necessariamente ingegnoso,

l'uomo ingegnoso è spesso assolutamente negato all'analisi.

La facoltà di collegare o combinare, attraverso cui l'ingegnosità

comunemente si manifesta, e alla quale i frenologi hanno assegnato

(secondo me, a torto) un organo a parte, considerandola una facoltà

originaria, è stata così frequentemente riscontrata in persone il cui livello

intellettuale rasentava per altri versi l'idiozia, da attirare l'attenzione di

tutti gli studiosi di scienze morali.

Tra l'ingegnosità e la capacità analitica esiste in effetti una differenza

ancor più notevole di quella che intercorre tra fantasia e immaginazione,

benché di carattere assolutamente analogo. Si constaterà che l'uomo

ingegnoso è sempre ricco di fantasia, e che l'uomo dotato di vera

immaginazione non è mai altro che analitico."


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