• Antonella Sportelli

Poteri Forti o Quasi - De Bortoli - Stralci

Aggiornato il: 12 gen 2019



Applaudo all’emergere degli users generated contents, ovvero ai contenuti generati dagli stessi utenti. Si è creata così un’immensa piazza di libertà, evviva. Le reticenze dei media tradizionali vengono facilmente smascherate, si pubblicano più notizie sgradite al potere. Perfetto. Ma, noto con sgomento, come ciò non corrisponda alla creazione di un’opinione pubblica adulta e avvertita. Ma al suo contrario: un magma di umori e sentimenti che fluttua impetuoso sui social network. Si nutre di pensieri unici, coltiva il pericoloso mito della semplificazione della realtà che induce a individuare con facilità capri espiatori e a credere a qualsivoglia complotto. Moltitudini che si aggregano per identità di opinioni e gusti. Entusiasti di trovare connessioni senza confini ma disinteressati a conoscere idee e realtà diverse. A coltivare il dubbio, l’etica del confronto e del rispetto dell’altro. Sudditi più che cittadini. E forse per questo interessati non alla verità dei fatti bensì soltanto alla loro verosimiglianza. Ansiosi di condividere, non di accertare. Disposti a credere alla versione più congeniale per sé e per la propria comunità, per nulla preoccupati di soppesare costi e benefici o di non confondere sogni effimeri con i vantaggi reali. Eccitazione tecnologica tanta, spirito critico poco. Le eccezioni positive non mancano, ovviamente, i movimenti di opinione non di rado risultano incoraggianti e meglio conosciuti, le buone pratiche, anche giornalistiche, sono promettenti. Ma nella massa, nella gran parte della piazza virtuale della quale mai ci priveremmo, il clima è questo.

L’opinione pubblica è sempre meno “l’architrave di una democrazia”, come l’ha definita Giovanni Sartori, sempre di più uno scolmatore di umori che peraltro si riflette sull’esercizio del voto. Una discarica disordinata di sentimenti sparsi in cui l’ebbrezza della libertà - a volte del tutto apparente - schiaccia la virtù della moderazione e il senso delle regole.

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Il navigatore della rete, l’utente di un social network, avrà sempre di più bisogno di selezionare la massa informe di notizie e immagini a sua disposizione per non essere un naufrago ingenuo e manipolabile. Materiale inerte a disposizione degli over the top ai quali ha sventuratamente ceduto tutti i suoi dati personali. Dovrà fare affidamento su fonti serie per avere un racconto attendibile e ragionato degli avvenimenti, conoscere le radici, realizzare gli opportuni collegamenti, disegnare un quadro d’insieme. Altrimenti sarà un suddito, carne da macello per il dittatore di turno (guardate al successo dei social network di regime), utile idiota per il pifferaio magico del momento nelle stanche democrazie occidentali. E dovrà convincersi che per essere bene informato un po’ di fatica bisogna farla. Leggere, confrontare. Il surfista della realtà pensa di capire tutto con uno sguardo di traverso a una homepage. Si illude che bastino pochi post per sapere tutto su un avvenimento.

Ferruccio de Bortoli, “Memorie scomode (anche per chi scrive)” in Poteri forti (o quasi), edizione I Fari - La nave di Teseo, 2017


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