• Antonella Sportelli

Gli sguardi sono corpo - Sandro Veronesi

Brano Tratto dal libro Il Colibrì di Sandro Veronesi, premio Strega 2020.


Poiché l'arte ha a che fare con il guardare ed il farsi guardare, ed in particolare questo sito si occupa di arte e di maschere, propongo qui stralci tratti dal capitolo Gli sguardi sono corpo del bellissimo romanzo Il Colibrì di Veronesi, che v'invito caldamente a comprare e a leggere.


"Nel Canto XIII del Purgatorio, Dante si trova nella seconda cornice, al cospetto delle anime degli invidiosi. Esse sono strette l'una all'altra, vestite di panno grezzo color della roccia alla quale sono addossate, e stanno invocando l'intercessione dei santi e della Madonna. Virgilio invita Dante a guardarle da vicino, e Dante vede che hanno tutte gli occhi cuciti col fil di ferro, con le lacrime che colano fuori dalle cuciture. A questo punto il poeta compie un gesto meraviglioso, pieno di pietà e di modernità: "A me pareva, andando, fare oltraggio / Veggendo altrui, non essendo veduto / Perch'io mi volsi al mio consiglio saggio." Cioè, distoglie lo sguardo, lo rivolge a Virgilio, e non perché la vista di quel supplizio lo inorridisca, ma per non oltraggiare, guardandole, quelle anime che non possono ricambiare il suo sguardo. È come se dicesse che non si spara su gente disarmata, che non si colpiscono persone impossibilitate a difendersi.

Secondo quanto dichiarato da un membro del suo staff al periodico di moda "Notorious", Prince non permetteva ai suoi impiegati di guardarlo. "L'ho letteralmente visto licenziare un tipo," dice l'impiegato, rimasto anonimo, "per via del fatto che lo aveva guardato" Perché mi guarda, questo qui? Ditegli di andarsene." In America hanno anche coniato una definizione per questa provocazione: "eye contact". A quel disgraziato è costata il lavoro, ma provate ad alzare lo guardo su chi vi sta accanto in un qualsiasi locale malfamato del Bronx. "Che avevi fatto per essere ridotto così?" "Eye contact".


La filosofa francese Baldine Saint Girons ha scritto un libro, pubblicato in Italia nel 2010, che s'intitola L'atto estetico. Un Saggio in cinquanta questioni, nel quale introduce un concetto filosoficamente piuttosto spinto - quello per l'appunto di "atto" estetico. L'uso di questo vocabolo, "atto", rovescia completamente la concezione secondo la quale il guardare è sinonimo di passività, in contrapposizione con il fare. L'atto estetico, dice Saint Girons, è un "immischiarsi"; guardare è toccare a distanza; gli sguardi sono corpo. Altro che passività.


Ogni giorno veniamo colpiti da centinaia di sguardi. A nostra volta, colpiamo con lo sguardo centinaia di persone. Il più delle volte nessuno ci fa caso: noi non ci accorgiamo di essere guardati, gli altri non si accorgono che noi li guardiamo. Perciò non succede niente, e questi sguardi non producono conseguenze - ma non c'è nessuna ragione di considerarli meno pesanti di quelli che ho citato poco fa. E, anzi: siamo poi così sicuri che gli sguardi non ricambiati non producano niente? C'è gente che s'innamora guardando ogni giorno dalla finestra una certa persona che passa per strada. C'è gente che va in fissa col conduttore o con la conduttrice che vede in tv. No, non esistono sguardi più importanti e sguardi meno importanti: nel momento in cui vengono scoccati, tutti gli sguardi sono un immischiarsi, ed è solo la combinazione degli eventi, cioè il caso, a determinarne le conseguenze.

Si tratta di conseguenze quasi esclusivamente emotiva. Prendiamo il benzinaio. Mettiamo che non volti la faccia in quel modo così appariscente, mettiamo che, al contrario, si metta a fissare le mie dita metre digito il PIN; o anche solo che mi guardi in faccia anziché gettare lo sguardo tra i campi; ne sarei infastidito, questo è sicuro, e la mia reazione, repressa o no, sarebbe molto simile a quella di Prince col suo impiegato: perché mi guarda, questo qui? Pur non arrivando a credere che stia cercando di memorizzare il mio codice personale per utilizzarlo in una carta clonata, mi sentirei violato.


È la dimostrazione che gli sguardi sono armi potentissime, e producono urti emotivi anche quando non sono lanciati allo scopo di produrli. A chi non è accaduto di sentirsi improvvisamente umiliato quando la persona con cui sta parlando getta un'occhiata fulminea all'orologio? Ciò che cambia, e rende gli sguardi della gente più o meno sostenibili, è la qualità dell'attenzione che trasportano."


Bene, il brano che ho scelto dal libro di Veronesi si conclude qui.

Potete continuare l'esplorazione di questo blog o visitare il sito ad esse collegato.

Per oggi è tutto! Un abbraccio e alla prossima :)



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