• Antonella Sportelli

Il Futurismo

Il Futurismo - Il Movimento Italiano, gli Esordi e la deriva Fascista.


Nella seconda metà dell'Ottocento e per tutto il Novecento si susseguono correnti artistiche sempre più rapidamente, l'una in opposizione all'altra e in un presunto superamento reciproco, tuttavia, queste correnti, se anche nascevano ufficialmente in un anno preciso, esistevano di fatto già da vario tempo e si basavano principalmente su ricerche di ordine artistico, spontanee e faticose, maturate da singole personalità. Programmi preventivi non esistevano. La creazione artistica passava avanti ad ogni formulazione teorica, che, comunque, era compito della critica piuttosto che degli artisti, e procedeva per esplorazioni e tentativi di innovazione. Né, d'altra parte, nessuno, pur polemico nei confronti dell'accademismo, negava validità alla grande tradizione del passato.


Umberto Boccioni, arte, Futurismo
Umberto Boccioni - La Città che Sale - 1910

Con l'avvento del Futurismo la situazione si capovolge. Il Futurismo è il primo Movimento che si dà un programma preventivo, che rompe decisamente con tutto il passato sostenendo di essere proiettato nel futuro, che si colloca in posizione volutamente polemica, anzi provocatoria, nei confronti di ogni oppositore.


Sono le idee affermate dal suo fondatore, lo scrittore Filippo Tommaso Marinetti (Alessandria d'Egitto 1876, Bellagio 1944) nel Manifesto che diede origine al Movimento, pubblicato a Parigi il 9 Febbraio 1909. Il Manifesto, violento e perentorio nel linguaggio, riprendendo in realtà un vecchio tema, quello della fede nel progresso scientifico, esalta la velocità della vita moderna, anzi "il movimento aggressivo, l'insonnia febbrile, il passo di corsa..." e, per conseguenza, la macchina, che, con il motore, moltiplica le forze dell'uomo inebriandole di potenza.


Per questa ragione centro del Futurismo è Milano, la città simbolo del lavoro industriale, che, soprattutto a partire dagli inizi del secolo, vede sorgere o ingrandirsi nuove officine e si espande urbanisticamente oltre i limiti tradizionali.

Il Futurismo, infatti, è un inno alla modernità, senza rendersi conto dei risvolti negativi di essa, del profitto capitalistico, dei pericoli insiti nella mitizzazione della macchina.

L'ideologia futurista, indipendentemente dai risultati artistici, consiste soprattutto nell'affermazione della superiorità di ciò che è dinamico su ciò che è statico, il primo essendo destinato a travolgere il secondo, ad avanzare nel futuro (in rapporto con le tesi filosofiche di Henri Bergson, ma negando ogni meccanicismo).


Il Futurismo, nella mitizzazione del progresso, si ferma all'ammirazione esteriore per la potenza della macchina, per la grandezza del "Superuomo", in forma quasi esclusivamente estetizzante, decadente, retorica.

Si spiega così l'esaltazione non soltanto di tutto ciò che è vitale, compresi i rumori, ma soprattutto dell'azione di per sé stessa indipendentemente da ogni fine, dell'aggressione, della sopraffazione, della violenza, che esprimono la volontà vitalistica.

Si spiega così anche perché, unico fra tutti i Movimenti di Avanguardia, il Futurismo, malgrado l'accento ai libertari e a un fuggevole accostamento al socialismo, politicamente non possa schierarsi con la sinistra internazionale e nemica della guerra, ma con la destra italiana, nazionalista e interventista, confluendo infine nel Fascismo. Marinetti, anzi, apparentemente rivoluzionario, finirà per l'accettare da Mussolini onori e probende lasciandosi "imbalsamare" fra i membri dell'Accademia d'Italia e aderirà perfino alla Repubblica di Salò.

Si spiega così, infine, accanto all'agghiacciante e incredibile glorificazione della "guerra - sola igiene del mondo", la conclamata superiorità dell'Italia (destinata a riprendere il suo ruolo antico di dominatrice), dell'uomo (l'elemento forte) sulla donna, e la volontà di distruggere i musei, le biblioteche e le città museo, come Firenze, Venezia o Roma, perché centri di conservazione statica.


L'ideologia futurista, così come enunciata dal Marinetti nel Manifesto del 1909, è contraddittoria, confusa e redatta con un linguaggio irritante; linguaggio che, con virulenza ancora maggiore, veniva usato nelle "serate futuriste" organizzate in sale e teatri davanti a pubblici tumultuanti, fra grida, offese, schiaffi e pugni da una parte e dall'altra.

E tuttavia, nella decadenza dell'arte italiana che avrebbe potuto raccogliere l'eredità del verismo sociale di un Fattori, di un Signorini, di un Pellizza da Volpedo, esprimendo i sentimenti collettivi di un'intera popolazione, e che si attardava, invece, nella stanca ripetizione di motivi ottocenteschi, il Futurismo ha avuto il merito di scuotere con violenza gli ambienti culturali e di inserirsi nel vivo delle più moderne correnti internazionali.


Il Futurismo si colloca in una corrente che tende al superamento del provincialismo culturale italiano e che aveva trovato corpo, in maniera molto differenziata, da un lato nella filosofia di Benedetto Croce, così pacata, così razionale e distante dalla volgarità chiassosa che sarà propria dei futuristi, dall'altro lato, letterariamente è già con idee che preludono invece al Futurismo, nel Leonardo, la rivista fondata a Firenze nel 1903 da Giovanni Papini, cui seguirono, sempre a Firenze, La Voce nel 1908, e nel 1913 Lacerba, quest'ultima portavoce, per un certo periodo, dei Futuristi e quindi nazionalista, interventista e polemica nei confronti del conformismo borghese.




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