• Antonella Sportelli

La Poetica Futurista e i Manifesti


La poetica del Movimento Futurista è enunciata in quattro Manifesti lanciati uno di seguito all'altro: il Manifesto dei Pittori Futuristi (11 Febbraio 1910) firmato da Boccioni, Carrà, Russolo, Balla e Severini; il Manifesto Tecnico della Pittura Futurista (11 Aprile 1910) firmato dagli stessi artisti; il Manifesto Tecnico della Scultura Futurista (11 Aprile 1912) firmato da Boccioni; il Manifesto dell'Architettura Futurista (11 Luglio 1914) firmato da Sant'Elia.


Filippo Tommaso Marinetti - I manifesti del futurismo, edizioni Lacerba 1914 pag. 6 e 7 archivio digitale Politecnico di Torino
Filippo Tommaso Marinetti - I manifesti del futurismo - Milano, edizioni Lacerba, 1914 pag. 6 e 7 - Documento originale dell'archivio digitale del Politecnico di Torino


Il nucleo centrale intorno al quale si sviluppa la poetica futurista è che l'arte deve rendere la mobilità della vita. Contro la "durata" cézanniana e contro la "statica" del costruttivismo cubista ("gelida fabbricazione d'immagini"), favorevole all'Impressionismo francese, al Divisionismo italiano e, in scultura, a Medardo Rosso. Il "complementarismo congenito" era in qualche modo già presente negli Impressionisti, solo che, secondo il Futurismo, essi si sarebbero limitati a rendere l'accidentalità superficiale dell'impressione, il colpo d'occhio immediato, non la continuità del moto, non il dinamismo universale.


Per rendere questa globalità del moto nelle arti visive, immobili per costituzione, il Futurismo si serve, in pittura, principalmente delle "linee-forza"; poiché la linea agisce psicologicamente su di noi con significato direzionale, essa, collocandosi in varie posizioni, supera la sua essenza di semplice segmento e diventa "forza" centrifuga e centripeta, mentre oggetti e colori si sospingono in una catena di "contrasti simultanei" determinando la resa del "dinamismo universale".


In scultura la continuità del movimento nello spazio è resa con la compenetrazione dei piani, sciogliendo le forme che si inseriscono nell'ambiente come questo si inserisce in esse, con "l'assoluta e completa abolizione della linea finita e della statua chiusa" e con l'adozione, anche qui, delle "linee-forza" fino a giungere a una "scultura d'ambiente", una scultura in cui forma plastica e spazio si modellano reciprocamente.

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