• Antonella Sportelli

Ivan Pes - Digital Artist

Aggiornato il: 30 giu 2019


Ivan Pes è un artista di origine Sarda che vive e lavora a Milano. Si esprime principalmente attraverso il mezzo fotografico con rielaborazioni digitali molto interessanti.

Ha una serie di caratteristiche spiccate, ovvero:

- Ha posto come centro d'attenzione l'uomo con le sue paure, le sue forze e le sue debolezze.

- Il suo lavoro è controverso, graffiante, coraggioso, scomodo e intenso.

- La sua ricerca di perfezione tecnica non gli impedisce di dare prevalenza ai contenuti, ai concetti che vuole esprimere.

- Gli argomenti che tratta, pur partendo dalla centralità dell'essere umano, sono tanti e la sua produzione è vasta.

- La surrealtà non è mai fine a se stessa ma si trasforma in specchio della realtà rendendo le pulsioni umane tangibili.

Qui presento, per attinenza con questo blog, alcune sue opere incentrate sul concetto di #cyborg. Ed io intendo "il cyborg" anche come maschera contemporanea: l'identità dell'essere umano che si amalgama con la tecnologia per diventare "altro da se", per nascondersi o per svelarsi. Le immagini sono intervallate da stralci dell'intervista che Ivan Pes mi ha gentilmente concesso.

Ivan Pes - Le realtà preterintenzionali

Qual'è il tema a te più caro e quello che lega tutti i tuoi lavori?

«Non ho un tema fisso, diciamo che affronto determinate situazioni ed emozioni tipo: paure, solitudini e alienazioni, i sentimenti delle persone insomma. Non è il mio un lavoro autobiografico anche se di me traspare sempre qualcosa. M'interessa soprattutto analizzare gli aspetti comportamentali delle persone rispetto alla società in cui viviamo. Le ossessioni, le manie, le psicosi e quello che gli uomini tendono a celare di più considerando il fatto che attualmente la società sembra essere più chiusa di quella che era negli anni 70.»

Riferendomi ai tuoi lavori sui cyborg, pensi che internet e la tecnologia siano moderne maschere?

«Sì, anche se in effetti la tecnologia più che una maschera è un rifugio per molti. Penso che Internet sia una sorta di nascondiglio dove trovare protezione e allo stesso tempo sentirsi più forti. È ovvio che la tecnologia aiuta comunque la comunicazione, a restare in contatto con persone lontane. Ha tutti i suoi vantaggi ma anche svantaggi, in particolare non ti da la possibilità di avere un face to face con una persona. Ecco perché uso sul web immagini così forti, per oltrepassare questa soglia, questa separazione che c'è tra me e lo spettatore virtuale. Agisco mettendo in moto reazioni impetuose mostrando ciò che lo spettatore magari non vorrebbe mai vedere, oppure non si aspetta. C'è anche una questione di definizione d'identità nell'usare gli autoritratti, l'idea è di appropriarsi del proprio io e del proprio corpo al di fuori della tecnologia e del mezzo freddo del computer.»

Qual'è la tua idea degli avatar mezzo uomo mezzo e mezzo metallo, dei cyborg?

«Per la realizzazione di questi cyborg parto dai principi di quello che era la Body Art e soprattutto dal Post Organico degli anni ottanta. C'è una grossa influenza nella mia poetica di tutto questo e non ultimo anche dei film di fantascienza. Reinterpreto il tutto accentuando però gli aspetti più legati all'essere umano piuttosto che alla macchina.»

Hai mai pensato ad una produzione artistica ispirandoti gli hacker?

«Sì, in particolare ho pensato di lavorare sulla tematica del cyberspazio affrontandolo come una sorta di gabbia, un luogo virtuale di cui puoi anche diventare succube. Gli hacker rappresentano secondo me un estremo di questo meccanismo, ovvero hanno una dipendenza talmente alta dal cyberspazio da alienarsi dalla realtà fino a rifiutare l'oggettività della vita, la quotidianità. Anche il controllo della vita altrui tramite mezzi telematici diventa una trappola. Vedo l'appropriarsi delle identità altrui sul Web come una sorta di psicosi.»


Ivan Pes - Il corpo che abito

Infatti, mai come oggi siamo spiati e controllati sui social, e noi stessi utilizziamo questi mezzi per curiosare dentro le vite altrui. Ci sono tuoi lavori specifici incentrati su questo?

«Sì, ad esempio c'è "Senza via di scampo", dove dallo schermo di un computer esce un like che va a fine direttamente sulla mia faccia spaccandomi naso e zigomo. Anche questo è un lavoro sulla dipendenza che crea la rete. La curiosità è il motore di ciò unita al desiderio di possedere il controllo di uno spazio altrui, quindi di averne il potere.»

Quali altre tue opere sono incentrate sul concetto di potere?

«Ce ne sono alcune come ad esempio "Gloria nell'altro dei cieli". Il potere lo intendo come dominio con la controparte della sottomissione. Qui entra in gioco anche la paura; i timori instillati nelle persone da parte dei poteri istituzionali le rendono sottomesse. Una sorta di controllo che da una parte ci distrugge e dall'altra mantiene un equilibrio sociale.»

Grazie Ivan per aver esposto qui la tua poetica e i tuoi pensieri sul concetto di cyborg, e grazie per la tua disponibilità e simpatia. A presto.

«Grazie a te e a presto.»

Ivan Pes - Cyber baby

Come accennato all'inizio di questo post, le opere di Pes sono innumerevoli e non è possibile presentarle in maniera completa qui. Alcuni tratti e concetti fondamentali della sua poetica sono stati tuttavia tracciati. Vi invito, intanto, a cercare l'artista su Facebook o ad aprire il link a Behance (social network per artisti) cliccabile sul suo nome ad inizio articolo.


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