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Imparare a disegnare - Lezione 3 - Chiaroscuro

  • Immagine del redattore: Antonella Sportelli
    Antonella Sportelli
  • 2 giu 2019
  • Tempo di lettura: 6 min

Aggiornamento: 8 gen


Lezione di Disegno n 3

Il chiaroscuro


Nelle tappe precedenti di questo percorso abbiamo addestrato la mano alla disciplina delle linee dritte e alla sensibilità delle linee curve e modulate. Questi esercizi non erano meri virtuosismi, ma la fondazione necessaria per la vostra abilità manuale. Una volta apprese bene queste nozioni e conseguita una certa sicurezza nel segno, possiamo finalmente dedicarci ad imparare il chiaroscuro.



lezione di disegno n 3 il chiaroscuro
Lezione 3 - il Chiaroscuro


Cos'è esattamente il chiaroscuro? Non è soltanto una tecnica, ma una facoltà interpretativa che ci permette di riprodurre le zone di luce e di ombra presenti su una qualsiasi superficie, sia essa naturale o artificiale. Attraverso l'applicazione del chiaroscuro è possibile restituire, ad un'immagine bidimensionale, l'effetto del volume che percepiamo nella realtà, ovvero l'effetto della tridimensionalità. Senza il chiaroscuro, il disegno rimane un perimetro, una circoscrizione del vuoto; con esso, la forma si fa corpo, sostanza e presenza nello spazio.


Il primo passo da compiere per eseguire un buon chiaroscuro è quello, appunto, di individuare i volumi di ciò che ci accingiamo a riprodurre con il disegno. Non si disegna l'oggetto, ma la sua occupazione dello spazio. I volumi vengono determinati da come la luce si riflette sugli oggetti e sulle superfici formando zone chiare e zone scure; ne consegue che il disegno non è che una traduzione grafica di un fenomeno fisico. Perciò abbiamo bisogno di conoscere alcune nozioni di base sulla luce, ed è essenziale padroneggiare alcuni concetti di ottica, prima di accingerci a realizzare il chiaroscuro.



La luce

Ottica e teoria delle ombre


La luce è energia che si propaga in linea retta da un corpo, detto sorgente di luce, allo spazio circostante. Questa traiettoria rettilinea è il dogma su cui poggia l'intera impalcatura del disegno realistico.



Sorgenti luminose puntiformi ed estese
Sorgenti luminose puntiformi ed estese


Nel suo propagarsi la luce può incontrare oggetti presenti nel suo spazio d'azione. Nel momento in cui questo avviene, tali oggetti, a meno che non si tratti di oggetti trasparenti o traslucidi, la respingono e riflettono creando zone di ombra, più o meno intense, dal lato opposto: sia su una parte dell'oggetto stesso che su altre superfici (ombra propria e ombra portata). Dobbiamo osservare con rigore scientifico che queste zone di ombra sono diverse a seconda del tipo e del numero di sorgenti di luce che agiscono in quel determinato momento. Le sorgenti di luce, inoltre, possono essere puntiformi (come una fiammella o un faro) o estese (come la volta celeste o un grande pannello riflettente), e anche questo determina ombre ancora diverse. Da quanto detto, è facile rendersi conto della complessità della nostra percezione visiva, di quante informazioni i nostri occhi e il nostro cervello elaborano per vedere gli oggetti nello spazio e di quante variabili bisogna tener conto nel momento in cui ci accingiamo a disegnare e riprodurre la realtà. Non vi spaventate, andando per gradi tutto sarà più semplice.


In questa lezione ci è sufficiente prendere in considerazione solo la sorgente di tipo puntiforme per comprenderne la propagazione e, di conseguenza, l'ombra che crea rimbalzando su qualunque oggetto. Ecco qui sotto un disegno schematico che mostra la propagazione della luce puntiforme, l'ombra propria e l'ombra portata di un oggetto sferico: l'ombra sull'oggetto si chiama ombra propria, quella che dall'oggetto si estende su altre superfici si chiama ombra portata. Quest'ultima è appena accennata perché in questo momento non è di nostro interesse primario, poiché il volume risiede innanzitutto nell'ombra propria.



Sorgente di luce puntiforme che si propaga su una sfera
Sorgente di luce puntiforme che si propaga su una sfera


Com'è facile intuire dal disegno, la parte più luminosa della sfera sarà, tracciando una linea retta dal punto luce verso l'oggetto, quella posta di fronte alla sorgente (il cosiddetto "punto di luce pura"). Le estremità in alto e in basso della sfera, dove i raggi luminosi colpiscono la superficie con un angolo più acuto, saranno di un grigio medio. La parte intermedia e centrale della sfera saranno di un grigio chiaro che via via si scurisce fino ad arrivare alla parte più a destra della sfera che sarà quella più in ombra, e di conseguenza più scura. Questo passaggio non deve essere visto come una serie di scomparti stagni, ma come una transizione fluida dove la materia si palesa attraverso il raggio.


Di ombre portate e luci multiple ed estese parleremo meglio in seguito. Per chi volesse approfondire il rigore scientifico dietro questi fenomeni, consiglio la consultazione di questi riferimenti:




Realizzare il chiaroscuro

Il tratteggio


Dopo aver appreso i fondamentali sulla Luce, iniziamo a parlare del chiaroscuro vero e proprio. Ci sono due tecniche di chiaroscuro: il tratteggio e lo sfumato. Dimenticate l'utilizzo dello sfumato! Lo so che è quello che attira di più ma ci sono due precisi motivi per non usarlo, almeno all'inizio:


  1. Non è adatto a chi sta iniziando ad imparare il chiaroscuro perché lo sfumato tende ad impastare le forme, non permettendo di individuare e comprendere bene i volumi e le porzioni di spazio da ombreggiare. Il tratteggio, invece, è un atto analitico: vi costringe a decidere dove finisce il chiaro e dove inizia lo scuro.

  2. Uno sfumato non eseguito alla perfezione — ovvero senza la maestria del polpastrello o dello sfumino guidati da un occhio esperto — rende il disegno sporco, impreciso e confuso. Lo sfumato si impara sempre dopo il tratteggio, poiché quest'ultimo costruisce la struttura mentale necessaria all'artista.



Nei bozzetti preparatori e nei disegni di grandi artisti come Michelangelo e Leonardo ad esempio, il chiaroscuro a tratteggio è preminente ed è evidentemente utilizzato per lo studio dei volumi dei corpi. Lo sfumato viene applicato dopo come completamento, una sorta di miglioramento, una precisazione per una resa più realistica ed omogenea del disegno.




disegni Leonardo e Michelangelo
Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti - Disegni a Confronto


Insomma, lo sfumato è, il più delle volte, una tecnica in più per affinare e perfezionare il bozzetto, una sorta di "velo" finale. Detto ciò, nella nostra lezione non solo non è necessario usare lo sfumato ma cerco anche di dissuadervi dall'utilizzarlo perché al momento vi impedirebbe di imparare. La tecnica da prediligere è il tratteggio, ribadisco ancora una volta.


Il tratteggio non è altro che una tecnica grafica utilizzata per ottenere il chiaroscuro e consiste nell'incrociare e sovrapporre linee parallele più o meno fitte a seconda della tonalità, più scura o più chiara, che s'intende realizzare. È una trama invisibile che sostiene l'illusione della forma. Vediamo come metterlo in pratica!



Esercizi di chiaroscuro

La pratica


Iniziamo ora a spiegare come realizzare il chiaroscuro. Munitevi di fogli bianchi (i comuni A4 vanno benissimo) e matita morbida ben appuntita e, come al solito (vedi lezione 1 e lezione 2), realizzate sui fogli tanti quadrati di piccole, medie e grandi dimensioni nei quali eseguiremo gli esercizi di chiaroscuro partendo dagli spazi più piccoli per finire ai più grandi.


1. Per prima cosa individuiamo e segniamo il punto luce che deve essere esterno al quadrato che vogliamo ombreggiare. Immaginate che sia un piccolo sole che proietta il suo volere sulla superficie. Il punto luce determinerà quale lato del quadrato rimarrà chiaro (o bianco come la carta) e quale andrà gradualmente scurito.


2. Iniziamo, quindi, a realizzare linee parallele e dritte come le abbiamo imparate nelle lezioni precedenti e, cambiando poi verso, incrociamo i tratti. All'inizio manteniamo il tratto leggero, quasi un sussurro sulla carta, e poi intensifichiamolo e incrociamolo maggiormente verso il lato che deve essere più scuro. L'intensità non si ottiene premendo più forte — azione che può graffiare la fibra del foglio — ma per sovrapposizione stratificata.


3. Sovrapponiamo più linee, che devono essere sempre equidistanti tra loro, verso il lato più in ombra del quadrato facendo attenzione a non creare stacchi bruschi tra toni chiari e toni scuri e tenendo sempre ben a mente le nozioni sulla luce dette sopra. Sentitevi liberi anche di curvare leggermente le linee che andate tracciando a seconda delle vostre esigenze; la linea può assecondare la forma che immaginate sotto la bidimensionalità del foglio.


4. Un piccolo segreto professionale: provate a disegnare in piedi o utilizzando uno sgabello alto. Allontanare lo sguardo dal piano di lavoro vi aiuterà a mantenere il controllo sulla visione d'insieme, evitando di perdervi nel dettaglio e sbagliare le proporzioni del chiaroscuro.




esercizi base chiaroscuro
Esercizi base Chiaroscuro


Se ci accorgiamo di non riuscire a digradare il tono in maniera uniforme, non disperate: sovrapponiamo altre linee leggere sino ad ottenere l'effetto desiderato. Prima di continuare l'esercizio sui quadrati più grandi assicuratevi di aver raggiunto un risultato soddisfacente, diversamente ridisegniamo i quadrati piccoli e ripetiamo l'esercizio lì. La disciplina del piccolo spazio è la chiave per dominare la grande composizione. Questo è quanto!


Disciplina e visione La costanza è l'unico vero segreto dell'artista. Non serve disegnare per ore una volta al mese; è la quotidianità del gesto, anche solo per pochi minuti al giorno, a educare la mano e l'occhio. È la quotidianità dell'atto che conta, l'educazione dei tendini e della retina.


La lezione di oggi si conclude qui. Nella prossima applicheremo queste nozioni alle superfici curve e approfondiremo ulteriormente la natura della luce. Per non perdere i prossimi appuntamenti, vi invito a iscrivervi al blog. Esplorate anche gli articoli di Storia dell'Arte presenti nel sito: osservare come i grandi maestri hanno risolto i problemi che state affrontando ora è la migliore forma di studio.


Grazie per la vostra dedizione e alla prossima lezione.


Antonella Sportelli, laureata all'Accademia di Belle Arti di Bologna, indirizzo scultura, tesi in antropologia culturale di indirizzo estetico, relatore professor Roberto Daolio.


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