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Elogio della Maschera: Pizzorno e la Poetica dell'Identità

  • Immagine del redattore: Antonella Sportelli
    Antonella Sportelli
  • 2 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

In questo nuovo approfondimento propongo la mia poetica sulla maschera e analizzo il concetto di identità e rappresentazione attraverso le riflessioni del sociologo Alessandro Pizzorno. In particolare, mi sono lasciata guidare dai brani salienti del suo saggio Sulla Maschera, partendo proprio dall'introduzione: Elogio della Maschera.


Le immagini che accompagnano questo testo sono una mia produzione artistica: scatti fotografici che mi ritraggono su uno sfondo nero mentre indosso una delle maschere che ho creato. Questo contrasto cromatico intende sottolineare la presenza dell'oggetto-maschera come unico elemento di mediazione tra il soggetto e l'osservatore.




Fotografia e maschera originali di Antonella Sportelli. Descrizione: una donna con una maschera nera tempestata di gioielli e strass al collo, posa contro uno sfondo scuro. Labbra rosse e gioielli minimali creano un'aura di mistero.
Image&Mask © Antonella Sportelli


"La metafora della maschera è stata usata, come sappiamo, per le finalità più diverse. Generalmente è servita, soprattutto nel discorso teatrale, come contrapposizione al volto. L'allusione è facile, ma forse equivoca. Se si vuol intendere che la persona possiede un volto proprio, e che questo è il portato di una nascosta realtà autentica propria di quella persona, ci si sbaglia. Ogni volto è stato anch'esso, in un tempo vicino o lontano, plasmato con la pasta di una maschera; la persona che non vuole prenderne atto semplicemente inganna se stessa. Si pensi allo stupendo film Persona, in cui Ingrid Bergman illustra con sottigliezza e drammaticità il processo attraverso il quale una persona si illude di potersi liberare della maschera e come il tentativo, inevitabilmente dettato da un innato egoismo, non solo fallisca, ma coinvolga e danneggi anche chi innocentemente era costretto a guardare."


"Nella mia esperienza, il nascondimento operato dalla maschera mi è apparso piuttosto legato al controllo del narcisismo. La persona che mira all'autenticità, o si illude di averla raggiunta (di essersi spogliata cioè di ogni maschera), non potrà a un certo punto non trovarsi di fronte allo stagno: specchiarsi in esso le mostrerà la maschera che le rimane, sarà quella di Narciso. Se invece è consapevole di indossare una maschera, e sa dal riconoscimento di chi quella maschera vine convalidata, costui non farà il gesto apparentemente semplice di togliersela credendo così di recuperare la propria autenticità. Sa che l'autenticità stessa non è nulla più che una maschera che teniamo chiusa nel nostro intimo, con il compito di illudere noi stessi. Così non si avvicinerà allo stagno in cui specchiarsi."




Una donna con una maschera nera tempestata di gioielli e labbra di un rosso acceso posa contro uno sfondo scuro, emanando una presenza misteriosa e suggestiva. Immagine molto contrastata con riverberi blu. Fotografia artistica e maschera sono opere di Antonella Sportelli
Image&Mask © Antonella Sportelli


"Mi domando se dopotutto la persona non debba pensarsi come proprietaria di un magazzino di maschere, maschere da non vendere, né da prestare agli altri, ma da indossare per gli altri, sapendo che questo è nient'altro che un modo di rispettarli, e, negli incontri che si possono presentare, essere per loro, non per se stessi?"


"Non so quello che si è schiuso davanti a me con la riflessione sulla maschera sia stato un cammino poi giunto a qualche meta. Né sono in grado di capire se abbia esercitato — come, con Wittgenstein, si usa oggi dire della filosofia — una funzione terapeutica. Ma del resto, a che pro chiederselo? È stato un cammino come un altro, e il suo corso è andato scoprendosi un po' alla volta, in fondo proprio come succede con la maschera: immagini di potertela togliere, ma poi scopri che di quell'oggetto, magari in un certo momento voluto da te, ma col tempo modellato, o almeno interpretato, dagli sguardi degli altri, fatto per convivere in mezzo a loro, tu non puoi più disporre."



Dalla teoria sociologica e dall'elogio della maschera alla creazione artistica



Le parole di Pizzorno offrono una base teorica solida per comprendere il valore del nascondimento. Su questa scia, vi invito a scoprire le mie maschere eleganti e ad approfondire le storie che ne hanno ispirato la genesi. Ad esempio, nel post: Il Canto dell’Oro e del Fango: Dalla Furia di Nubia alla Resilienza di Elettra - Maschere analizzo come la furia e la resilienza possano trovare voce attraverso la materia della maschera.


La mia visione artistica, pur partendo dalle profonde analisi di Pizzorno, evolve verso una narrazione dell'alterità:


  • Narrazione dell'Identità: Creo maschere per dare corpo alle storie e alle identità di altre persone.


  • La Sovrapposizione: Indossando queste creazioni, sovrappongo il volto dell'altro al mio, esplorando la complessità del concetto pirandelliano di "Uno, nessuno e centomila".



L'ombra della maschera e il progetto ArtAndFashion



La maschera non è solo un simbolo di espressione poetica, ma può assumere accezioni più oscure e inquietanti. Ho esplorato questi territori meno rassicuranti nell'articolo: La Maschera della Psicopatia: Un Viaggio Fotografico nell'Abisso dell'Anima, un viaggio fotografico dedicato alle distorsioni dell'identità.


Per chi desidera conoscere l'intero percorso del mio progetto o approfondire la mia biografia artistica, è possibile visitare la sezioni principale del sito: Homepage di ArtAndFashion by Sportelli








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