• Antonella Sportelli

Andrea Orcagna - Pittore, scultore e architetto fiorentino del medioevo


Andrea di Cione di Arcangelo, meglio conosciuto con l'appellativo di Orcagna, pittore, scultore e architetto fiorentino, fratello dei pittori Nardo di Cione e Jacopo di Cione e dello scultore Matteo di di Cione. Attivo in Toscana, in particolare a Firenze, fra il 1343 e il 1365. Nel 1344 l'Orcagna si iscrive alla Corporazione dell'Arte dei Medici e degli Speziali, nel 1352 entra in quella degli Architetti e fin verso il 1359 dirige i lavori del grande Tabernacolo di Orsanmichele, la più importante opera di scultura del suo tempo. Dal 1355 al 1358 ricopre la carica di capomastro di questa chiesa e nello stesso tempo viene chiamato a Orvieto come capomastro della Cattedrale, dove la sua presenza è documentata sino al 1360. Dopo il 1362 ha vari incarichi all'Opera del Duomo di Firenze e nel 1368, essendo egli malato, un trittico affidatogli l'anno precedente viene compiuto dal fratello Jacopo di Cione. La sua morte cade probabilmente intorno a quell'anno.


La sua principale opera di pittura è la Pala commissionatagli da Tommaso Strozzi per la Cappella di famiglia nella Chiesa domenicana di Santa Maria Novella in Firenze, che eseguì tra il 1354 e il 1357.


Orcagna, pala
Pala Cappella Strozzi - Santa Maria Novella - Orcagna

In essa si presentano alcuni caratteri nettamente e deliberatamente arcaicizzati, tanto per far parlare di "neoduecentismo". Nel pannello centrale dell'altare trova posto un'immagine del tutto inabituale nei polittici toscani della prima metà del trecento, ma che si ritrova, invece, in opere del secolo precedente: quella del Cristo Giudice a figura intera. Ai suoi lati ci sono la Vergine e San Giovanni Battista, che compongono così il celebre tema apocalittico della Deesis (la Preghiera) elaborato dall'iconografia bizantina. Ai piedi della Vergine e di San Giovanni Battista sono inginocchiati San Tommaso e San Pietro, cui il Cristo Giudice dà le chiavi e il libro simboli del potere e dell'insegnamento della Chiesa. Il ritorno ad antichi temi iconografici, quale quello della Deesis, è sottolineato da accentuati arcaismi dello stile; in particolare da una drastica riduzione della profondità della scena tale da sembrare un ritorno al bidimensionalismo pregiottesco. Maggiori approfondimenti spaziali si trovano nella predella, nei cui scomparto vengono ancora una volta esaltati i Temi della Chiesa e del sacerdozio (La Navicella, San Tommaso che celebra la Messa)


Importanti cicli ad affresco vennero condotti dall'Orcagna in Santa Croce e in Santa Maria Novella, ma furono in seguito distrutti o gravissimamente deteriorati. A Santa Maria Novella l'Orcagna dipinse la cappella maggiore, che venne in seguito completamente ridecorata da Domenico Ghirlandaio con le Storie della Vita della Madonna. Nel 1940, sotto le fasce ornamentali quattrocentesche dei due costoloni della volta, sono state ritrovate 35 teste dipinte, unici resti del grande ciclo orcagnesco (1340-48).


A Santa Croce, dove l'Orcagna aveva affrescato tre grandi storie con il Giudizio, il Trionfo della Morte e l'Inferno, sono stati ritrovati (1911-1942) alcuni importanti frammenti delle due ultime; in entrambi i cicli, Andrea ebbe come collaboratori i fratelli Nardo e Jacopo. Alla sua bottega vengono attribuite altre opere che confermano i singolari interessi iconografici (il polittico di Badia, proveniente dalla Chiesa dei Santissimi Apostoli, è il primo altare che abbia come tema la Pentecoste, fino ad allora raffigurata come episodio in più ampi complessi) e i deliberati arcaismi della tipici della pala Strozzi. Quest'ultima rimane il più sicuro termine di paragone nell'attribuzione all'Orcagna di altre opere pittoriche e nel distinguere, nel Trittico di San Matteo, ora agli Uffizi, le parti dell'Orcagna da quelle che spettano al fratello Jacopo di Cione che compì l'opera, come pure per riconoscere i suoi modi nel grande affresco con la Crocifissione nel refettorio della Chiesa di Santo Spirito.


In scultura, la principale opera dell'Orcagna è il Tabernacolo di Orsanmichele, per il quale ebbe probabilmente l'aiuto del fratello Matteo, vissuto fino al 1390; grandiosa impresa concepita per accogliere una venerata tavola di Bernardo Daddi.


Orsanmichele, tabernacolo, Orcagna
Tabernacolo di Orsanmichele - Firenze

A tergo ci sono le grandi composizioni della Morte e dell'Assunzione della Vergine, sui lati e sulla parte anteriore ci sono medaglioni con Storie della Vergine, figure di Virtù, di Angeli e di Profeti. I fondi dei rilievi, intarsiati di vetri colorati, e la complicata e ridondante architettura che unisce a una cupola fantasiosa pinnacoli, guglie e rosoni gotici, danno all'opera un tono indubbiamente suggestivo e fantasmagorico, ma difficilmente armonico e unitario. Le sculture rivelano chiaramente l'indole pittorica dell'Orcagna, ma anche i rapporti con Andrea Pisano e Alberto Arnoldi e una certa conoscenza della plastica tedesca.


Tabernacolo di Orsanmichele - parte posteriore
Tabernacolo di Orsanmichele - Parte posteriore

La personalità di Andrea Orcagna appare, oggi, come quella di un artista che, se non fu certo la più grande della sua epoca, è senz'altro la più intelligente interprete della grande crisi fiorentina della metà del 300.

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