• Antonella Sportelli

Lorenzo Ghiberti - Scultore, pittore, orafo e architetto fiorentino. Tra Gotico e Rinascimento


Lorenzo Ghiberti, scultore, pittore, orafo e architetto (Firenze 1378 - 1455). Sono preziosa fonte i suoi Commentari svelanti il suo gusto e la sua cultura. Lorenzo nacque a Cione di Bonaccorso e si educò presso l'orafo Bartoluccio di Michele, ma si dedicò anche alla pittura affrescando, nel 1400, il Castello di Pesaro. Pitture documentate mancano, ma recenti attribuzioni (Salmi) suppongono inizi in collaborazione o almeno nella scia di Mariotto di Nardo. Lorenzo, che aveva compiuto un viaggio a Roma sulla fine del secolo, amava pure trarre coni da medaglie romane e l'antico resterà sua passione costituendogli una classica misura.


Nel 1401 era tornato a Firenze per il concorso per la seconda porta del Battistero di San Giovanni; fra i sette concorrenti giudicati sulla formella del Sacrificio d'Isacco, la palma fu data al Ghiberti; né è da credere che Brunelleschi e Donatello siano stati esclusi perché incomprensibili a quel momento per le loro audacie, quanto perché di fronte a loro il Ghiberti poteva apparire artista meglio assestato. Nella formella, ora al Museo del Bargello, educazione classica, penetrazioni gotiche d'oltralpe sull'eredità gotica fiorentina di Giotto e Andrea Pisano, naturalismo incisivo e idealizzazioni suggestive si fondono per delineare quel che sarà il linguaggio della porta intera. Nelle 28 formelle con Storie del Nuovo Testamento (20 scene), gli Evangelisti e i Dottori (8 Scene), Il Ghiberti profuse grazia e sentimento, intensità del gotico intessuta su rilanci e variazioni formali, ma con la lucidità del pensiero che si sta ponendo alla base della visione umanistica. La realizzazione della porta che, iniziata nel 1403, richiese un ventennio, si sviluppò omogenea, senza risentire di spunti tratti da Brunelleschi e Donatello. Mentre questi rivoluzionavano un mondo con la divina prospettiva, il Ghiberti effuse l'ultimo canto del gotico fiorentino.


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Porta Nord - Battistero di San Giovanni - Firenze - Lorenzo Ghiberti

È tanta la valentia tecnica, che è difficile pensare che Bartoluccio avesse spinto l'allievo fino a questo punto; Ghiberti veniva piuttosto dalla scuola degli ultimi scultori e orafi del 300 che nella Porta della Mandorla del Duomo fondevano le correnti di Andrea Pisano e di Andrea Orcagna. Di Andrea Pisano è ripresa l'inquadratura e la partizione degli spazi, ma superandone la ferma plasticità con una bordatura che separa le formelle che è fatta di motivi vegetali rigogliosi e, agli incroci, ci sono teste ad altorilievo. Le formelle sono quadrilobe, pittoriche e plastiche insieme. Nelle 20 Storie si trascorre da un atticismo che richiama Andrea Pisano a movimentati sviluppi di cadenze; i rilievi sono frammentati in una miriade di onde che hanno, tuttavia, un ritmo unico, sono fuse nella luce. Dove il Ghiberti tenta il dramma non sempre risulta limpido (Cristo sulle acque, Salita al Calvario); pure nella Cacciata dei venditori giunge ad un concitato inseguirsi dei chiaroscuri e nel Lazzaro ritmi e luci si rincorrono in una meravigliosa vivacità di discorso. Tanta bellezza e misura sono perfettamente equilibrate nella Crocefissione, la Flagellazione è il più sapiente accordo tra divagazione di linea gotica e la misura tipica della struttura rinascimentale, mentre, il classicismo del Pilato, si vena di retorica rielaborazione. Le teste agli incontri dei riquadri e la cornice di stipiti e architrave sono di stupenda acutezza, Ghiberti mantenne qui intatta la perizia dell'orafo (incastonò, infatti, gemme per Giovanni de' Medici e ornò mitre con pietre preziose per i Papi Martino V ed Eugenio IV, purtroppo perdute).


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Particolare - Porta Nord Battistero di Firenze - Lorenzo Ghiberti

Parecchi furono i lavori compiuti durante l'esecuzione della porta. Dal 1412-15 Ghiberti realizza il San Giovanni in bronzo per la nicchia esterna della Chiesa di Orsanmichele. I due rilievi del Battesimo di Cristo e del Battista con Erode, compiuti nel 1427 per il Fonte Battesimale di Siena, ma ideati anni prima (1416 circa), richiamano scene della porta, che si possono considerare concepite per ultime (Cristo e Pilato, Salita al Calvario, Pentecoste). Nel Battesimo prende configurazione precisa il particolare stiacciato del Ghiberti che non è un progressivo digradare di piani, ma una scalatura di poche grandezze diminuenti senza proporzionali trapassi. La statu di San Matteo (1419-22) per Orsanmichele aderisce singolarmente al moto interno delle figure donatelliane. La Lastra Tombale bronzea di Leonardo Dati (1424-26) in Santa Maria Novella ha, invece, notevole concisione. Nel 1427-28 altre due lastre per Ludovico degli Obizzi e Bartolomeo Valori in Santa Croce, furono eseguiti su suo disegno, ma la consunzione ne impedisce un giudizio stilistico.


L'ultima porta del Battistero, la celebre Porta del Paradiso, occupò il Ghiberti dal 1425 al 1452. L'artista pensò a una ripartizione di 20 scene (in luogo delle 28 della porta precedente), poi ridotte a 10. Entro il 1436 il Ghiberti aveva compiuto le 10 storie e iniziava il lavoro del rinettare e quello delle figure marginali, delle teste, dei festoni carpofori; la doratura, di cui parlava il Vasari ma che successive incrostazioni occultarono, è stata riportata alla luce dal restauro del 1945.48.


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Porta del Paradiso - Battistero di San Giovanni - Firenze - Lorenzo Ghiberti

Occorre dunque rifarsi al 1436 per giudicare l'importanza di quest'ultima porta negli sviluppi dell'arte fiorentina, illuminando la maturazione di altri artisti o collaboratori che ne subirono l'influenza come del Lippi, di ritorno da Padova, dell'Angelico che s'accinge agli affreschi di San Marco, mentre diversa è la posizione di Paolo Uccello, già aiuto del Ghiberti nella prima porta dal 1407, che, dal maestro, trasse spunti anche dopo, ma in altra direzione. L'ultima porta ha diverso rapporto tra le parti: domina la distensione e le cornici includono non tanto riquadri, ma "quadri". La Creazione è scena fra le più magistrali; un più mosso linearismo pare affine a soluzioni donatelliane, ma addolcito in un vagheggiato classicheggiante; il paesaggio è d'alto tono poetico. Le Storie di Giuseppe, di mirabile accordo compositivo, giocano favolosamente su una invenzione strutturale brunelleschiana.


Fra le opere che precedono di poco la porta rimangono il Santo Stefano in bronzo del 1420 (Orsanmichele), L'Urna dei Santi a Prato, Giacinto e Nemesio, sempre in bronzo (Museo Nazionale di Firenze) e dello stesso anno, alcune Madonne con Bambino in terracotta (Metropolitan Museum, New York e Galleria di Rochester), mentre più maturo l'esemplare a tutta figura del Museo di Detroit. Alcune altre varie opere dal 1432 in poi.

Il Ghiberti diede anche i disegni per la vetrata del Duomo di Firenze, a cominciare da quella dell'Assunta (1405); fra il 1432 e il 1442 seguirono quelli per le vetrate minori con i Santi, e tra il 1443 e il 1445 per altre vetrate. Fra le ultime opere c'è l'incorniciatura per la prima porta del Battistero eseguita da Andrea Pisano (dopo il 1452) compiuta su disegni del padre da Vittorio Ghiberti; il disegno è più secco e metallico, il particolare è naturalisticamente più insistito.



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